martedì 9 ottobre 2007

... Tramonti affocati...




"La giornata di luglio, di quel luglio meridionale, declinava rosseggiando: le montagne emergevano con le cime rosee dall'azzurro vapore dell'estate, le messi pesanti cuocevano nell'afa dei campi, turgido si levava l'alto abbondante mais, molti campi di mais erano già stati falciati; nell' odore di polvere della strada maestra, tiepido, denso, farinoso si mischiavano, con sfatta dolcezza, i profumi fioriti dei campi e dei giardini."
H. Hesse

... Arcani sentieri ...



"Al mattino, quando usciva di casa dopo essere tornato dal sonno e dal sogno e da mondi ignoti, il giardino era lì e lo aspettava, sempre uguale e sempre nuovo, e dove ieri la dura punta azzurra di un calice spuntava strettamente arrotolata dal suo guscio verde, oggi un giovane petalo pendeva sottile e azzurro come l'aria... e laggiù in fondo, dov'era ancora impegnato in una lotta silenziosa col suo involucro, già si intuivano fini pianticelle gialle, una strada dalle luminose venature e il remoto, profumato abisso di un'anima. Forse già a mezzogiorno, forse a sera era tutto aperto, inarcava un'azzurra tenda serica sul fantastico bosco dorato, e dal magico abisso alitava i suoi primi sogni, pensieri e canti."
H. Hesse

sabato 6 ottobre 2007

Magia di terre intuite, di sapori e profumi speziati...

Ippolito Caffi, Il Cairo.

Ippolito Caffi, Il vento Simum nel deserto.

Ippolito Caffi, Gerusalemme: Moschea di Omar.

Caffi, artista-reporter, nei suoi numerosi viaggi tra Oriente e Occidente, redige una specie di resoconto, di diario di bordo che si forma lentamente, tappa dopo tappa, annotando su taccuini, fogli e piccole tele esperienze, sensazioni, intuizioni. Nelle sue “pagine” ritrae uomini, donne, animali, folle delineate con costumi e atteggiamenti specifici, in cui si denota la sua volontà di indagare e approfondire il genere umano nelle sue sfumature, in quell’essere così vario e multietnico.
Il Grand Tour del Bellunese si irradia da Belluno, a Venezia, Roma, Napoli, Atene, il Cairo, poi verso ovest fino a Nizza, Parigi, Genova, Torino, un tour che è sì influenzato dal culto dell’antico, dalla riscoperta del patrimonio classico ed egizio, ma è soprattutto – come afferma G. Romanelli – un viaggio dentro la storia, un itinerario antico che lega da sempre il mondo occidentale e quello orientale, un’asse tra Venezia e l’Oriente, un collegamento foriero di nuovi incontri e arricchimenti culturali.



venerdì 5 ottobre 2007

Caffi e l'estasi dell'ignoto


“ E su, e su, e su, eccomi ad un tratto in istato di cominciare a godere lo spettacolo indescrivibile della terra sottoposta e provare arcane delizie di un’estasi ignota. All’intorno un’ aere incircoscritto! Di sotto valli, monti, fiumi, mare che a mano amano decrescevano di proporzioni e parevano province di pigmei. Che sensazioni di estasi artistica sempre nuova!”.
di Ippolito Caffi

giovedì 4 ottobre 2007

L'attesa

"Klimt fonde in quest'opera spunti formali dall’antico Egitto, da Bisanzio, dal Giappone, raccontando un’esile quanto fascinosa “favola bella”: tra i racemi dorati dell'albero della vita una fanciulla attende l’amato, cui infine si ricongiunge appassionatamente. Nelle figure del Fregio Stoclet vi è il contrasto, tipico del “periodo d’oro” di Klimt, tra il trattamento naturalistico dei volti e delle braccia e l’astratto appiattimento decorativo delle vesti. "

Il connubio di due anime


"Nel Bacio (1907-1908), contemporaneo al Fregio, ciò che si percepisce è invece l'unicità di sensazione. Quasi che l'artista abbia voluto immortalare l'attimo fuggente in cui universo maschile e femminile si compenetrano, materializzato nel gesto e nella crisalide aurea in cui i due amanti sono racchiusi, in un anelito di pura sensualità ed ascesi mistica.
Nel Bacio si esprime
la visione di abbandono e dedizione della donna nei confronti dell'uomo, uomo rappresentato proteso in avanti, in atteggiamento di forza protettiva e tenerezza nei confronti di chi si abbandona totalmente a lui: l'accento in questo caso si pone, quasi un'eccezione nel panorama della produzione klimtiana, sul connubio ideale, spirituale e fisico, delle due figure. Particolari espressivi quali l'estrema definizione delle mani maschili, nodose e affusolate al contempo, a contrasto con il nitore della diafana pelle della giovane innamorata, attribuiscono all'uomo una identità di approdo, di porto sicuro in cui potersi abbandonare, languidamente espresso dallo stato estatico della donna, finalmente libera di esprimersi nella sua fragilità femminile, con una mano morbidamente appoggiata sulla nuca maschile e l'altra in cerca di un tenero sostegno come in una carezza, rimettendosi a lui interamente. Non più quindi donna conturbante e solitaria, arbitro unico del mondo maschile in un gioco di rimandi e ammiccamenti erotici, ma dualità di principi vitali che si fondono, in un reciproco scambio di sensi e amore infinito, fissato nell'attimo di compenetrazione spirituale attuata dall'atto del dare e del ricevere. Rapiti in estasi estatica, gli amanti spiccano al centro della tela con tutta la forza espressiva del decorativismo simbolico ed allegorico di Klimt, in uno stile bidimensionale in cui lo sfondo altro non sembra che il riverbero del fulgore dell'oro dei corpi che, insieme, cinge e accoglie il momento estatico dell'Amore. Neppure il prato fiorito, con la sua vivace policromia, riesce a catturare lo sguardo. Questo è rapito dal gesto stesso e dal biancore della donna: ancora una volta protagonista, ma completa solo in quanto appagata dall'amore di colui che ama, a cui concede i suoi sensi, sentimenti, emozioni, in un abbandono totale ed incondizionato. E' ancora una volta la donna, dunque, a trasmettere la pienezza interiore più intensa, punto di partenza e di arrivo di sensazioni che in lei prendono forma e trovano la strada d'esprimersi: amore e morte, voluttà ed innocenza, salvezza e perdizione. La netta separazione dei due sessi, evidenziata dal codice simbolico di elementi geometrici quadrati e spigolosi per l'uomo e di forme circolari e spiraliformi per la donna, trova la sua trascendenza nell'aura che circonda entrambe le figure, incarnazione dei due principi vitali a cui sembra far eco la cascata di triangoli d'oro, appendici e radici di vita, congiuntamente allo sfondo che, in una sorta di 'pendant' simmetrico, nasconde, con un sapiente gioco di trasparenze ed affioramenti, le stesse forme geometriche e sinuose dei due amanti. Superamento, dunque, della conflittualità espressa nelle altre opere, in un crescendo di unione spirituale che si traduce in una purezza ideale, racchiusa in un'aura mistico-erotica in cui l'erotismo si percepisce in modo etereo ed impalpabile, forza vitale che si genera dall'unione dei due amanti.
Klimt, nel Bacio, è così riuscito nel difficile, se non impossibile tentativo, di fermare l'attimo di compenetrazione totale, di 'sympatheia' dell'amore, fissando in una dimensione a-temporale ed a-spaziale quel gesto di respiro cosmico che vive di per sé, incarnato nell'intreccio degli amanti. Irreale e reale al tempo stesso, il Bacio immerge lo spettatore in un mondo onirico di non-tempo, unica realtà spazio-temporale in cui trovano modo di esprimersi i sensi primordiali e le pulsioni vitali. Il fascino del quadro risiede nell'impossibilità di compenetrazione in tale perfetta, simbolica, eterna unione, nell'inafferrabilità di quel vago che l'avvolge, di cui si percepisce l'essenza ma non la sostanza, nell'ineffabilità ed indefinibilità di quell'atmosfera da subire. Mondo onirico, dunque, dove cessano i contatti con l'esterno ed in cui il non-tempo scaturisce dalla fissità del gesto incastonato tra preziosismi bizantineggianti, assolutezza stellare dello sfondo, astrattezza coloristica delle vesti, in un'atmosfera di totale estraniazione dal mondo."

di Claudia Tilloca

domenica 23 settembre 2007

Eros e Psiche


"Il soggetto è qui utilizzato come allegoria del potere dell'amore, visto soprattutto nell'intensità del desiderio che riesce a sprigionare: da qui la scelta di fermare la rappresentazione all'istante prima che il bacio avvenga ed il desiderio si consumi."